sabato 20 agosto 2011

melanzane a funghetto

Siamo in estate, fortunatamente, questa è la stagione della frutta e delle verdure, quelle colorate che fanno estate, allegria, leggerezza. Tra queste una delle mie preferite è la melanzana. Mia adorata! Dopo i fiori di zucca d’estate è il cibo che preferisco per eccellenza, non mi delude mai. Nasce grigliata? diventa parmigiana light; melanzana a funghetto? diventa condimento per la pasta, e tutto ciò che la fantasia riesce a fare all’ultimo minuto. Già melanzane a funghetto. Fino a quando ero una mera consumatrice di melanzane a funghetto non sapevo quanto invece fosse “arte” preparale. Spesso ho mangiato poltiglie spacciate per melanzane a funghetto ed io stessa prima di capire quale fosse l’alchimia, ho cucinato melanzane, ma certamente non a funghetto! Dopo vari tentativi e documentazioni in web e non, per avere tocchetti di melanzana croccanti fuori e morbidi dentro (meravigliosi!), sono giunta alla conclusione che il passaggio fondamentale per non nuocere alla bontà delle melanzane è non mescolarle, il cucchiaio di legno, acciaio o di qualsiasi altro materiale le “appoltiglia” e ne fa di loro tutto ma non melanzane a funghetto! Vanno solo ed esclusivamente: spadellate! Poi c'è un altro passaggio e questo l’ho ereditato dalla mia mamma. Lei ad un certo punto della cottura delle sole melazane fa un “buco” nel mezzo e ci mette i pomodori a tocchetto ed alla mia domanda: “mamma ma perché fai così?” candida mi ha risposto: “come perché? “Si fa così”” (??? E più non dimandare! Mistero della fede). Infine l'olio deve essere bello caldo. Allora, ricapitoliamo. Le “dosi” ed i “pesi” in questa ricetta non esistono ma si possono dare delle indicazioni.

  • Melanzane
  • Pomodori
  • Aglio
  • Basilico
  • Olio evo
  • Sale q.b.

Tagliate le melanzane a tocchetti possibilmente uguali e man mano metteteli in uno scolapasta e cospargete di sale (non molto, q.b.) lasciatele li per un bel po’ anche un paio d’ore. Poi scaldate a fiamma bassa abbondante olio d’oliva di quello buono con uno spicchio d’aglio, quando tutt’intorno allo spicchio d’aglio ci saranno tante bollicine piccole piccole è ora di aggiungere le melanzane sciacquate ed asciugate. Alzate leggermente la fiamma per non abbassare la temperatura dell’olio e lasciate andare. Di tanto in tanto quando sentite sfrigolare afferrate la padella per il manico ed agitatela accertandovi che le melanzane cambino posizione. Quando si saranno rosolate ma non cotte aprite un varco nel mezzo ed aggiungetevi i pomodori spezzettati. Quando i pomodori raggiungono la cottura delle melanzane allora si possono mescolare tra loro. Prima: NO! Aggiustare di sale, portate a cottura e spegnete. A questo punto cospargere tanto basilico fresco! Altra cosa da non fare assolutamente: coprire la padella!

sabato 6 agosto 2011

torta ricotta e pere

Oggi 6 agosto 2011 il mio blog compie due anni! Si si due anni fa in un pomeriggio caldo quasi quanto quello di oggi pubblicai il mio primo post di saluto. Poi dopo qualche giorno la mia prima ricetta: cheese cake anice e cannella. In due anni ne ho fatta di strada, almeno io, il blog un po’ meno ma sono “giustificata” ero impegnata nel “dolce” più importante della mia vita. Allora dopo traslochi, viaggi e quant’altro ci stiamo avviando sempre più verso l’assestamento e cerchiamo di avere una vita regolare. Quindi ripartiamo alla grande con una meravigliosa “Ricotta e pere”!

Ci sono infinite versioni, oltre ovviamente all’originale tratta dal libro del grande maestro Salvatore De Riso “Dolci del sole”, ma ho preferito questa versione “alleggerita” sia nei passaggi che negli ingredienti per motivi di tempo. I passaggi si somigliano, ma nella versione originale ci vuole molta più attenzione ed io invece dovevo essere più veloce di Barbara che dorme 20/30 minuti al massimo. Ma il motivo fondamentale è che non ho ancora imparato dove reperire un certo tipo di ingredienti qui a Pisa. Sulla confezione delle nocciole c’era scritto di Giffoni e forse ci possiamo fidare, le pere non erano proprio le pere pennate di Agerola ma comunissime williams, il distillato di pere proprio non l’avevo tuttavia devo dire che tutto sommato ho fatto un bel dolce. Ma siccome quando vivevo a Salerno spesso andavo apposta a Minori ad assaggiare l’originale. Beh! Devo riconoscere che questa versione è deliziosa ma l’originale.....è poesia…..

Biscotto
200 gr di nocciole tostate
60 gr di farina
150 gr di zucchero a velo
150 gr di burro
2 uova intere
1 pizzico di sale1 cucchiaino raso di lievito vanigliato


Montare le uova con lo zucchero sino a che diventano chiare e spumose, aggiungere poi in sequenza il burro, le nocciole tritate finemente, la farina il pizzico di sale e il cucchiaino di lievito, continuare a mescolare sino ad ottenere un composto morbido.
Formare 2 dischi e infornarli a 150° per 15/20 minuti al massimo. Sfornare e lasciar raffreddare.
Io ho usato uno stampo a cerniera di 26 cm ed ho infornato un disco per volta non disponendo di due stampi uguali.


Farcia
½ kg di ricotta di mucca
200 gr di panna
100 gr di zucchero a velo
2 pere williams (circa 200 g al netto degli scarti)
150 g di zucchero semolato
un goccio di olio extravergine di oliva
mezzo limone

Tagliare 2 pere a tocchetti piccoli e cuocerli in una casseruola con un bicchiere scarso di acqua, il succo di limone, 150 gr di zucchero ed un goccio di olio extravergine di oliva fino a che non risultino asciutte ma non spappolate. Lasciar raffreddare. (qualcuno utilizza direttamente le pere sciroppate).
Montare la panna e tenerla da parte. Amalgamare la ricotta con lo zucchero a velo aggiungere la panna montata amalgamare bene unire quindi, poche alla volta, le pere mescolando molto delicatamente con una paletta.

Assemblaggio
Su un piatto da portata sistemare l’anello dello stampo a cerniera ed adagiarvi all’interno uno dei dischi di biscotto, versatevi la farcia e livellate. Ricoprite con il secondo disco di biscotto.
Trasferite il tutto in freezer per un paio d’ore. Trascorso questo tempo estraetela dal freezer sfilate l’anello e trasferite il dolce in frigo sino al momento di servirlo abbondantemente cosparso di zucchero a velo.

giovedì 28 luglio 2011

Cioccomarquise - Buon mezzo compleanno “amorosa”

Il 22 luglio la mia “amorosa” ha compiuto sei mesi e per l’occasione girovagando per il web cercavo qualcosa che in qualche modo le somigliasse. Volevo qualcosa di “dolce/forte” e quando qui ho visto questa cioccomarquise il cioccolato fondente mi ha fatto venire in mente la “decisione” del suo caratterino e la profondità dei suoi occhi scuri; il cioccolato bianco invece, il suo candore e la sua infinita dolcezza. Allora ho pensato che poteva andare bene……
Ingredienti

Per la mousse al cioccolato fondente:
cucchiai di mandorle tritate
300 g di cioccolato fondente 70%
200 g di zucchero
130 g di burro
5 uova

Per la mousse al cioccolato bianco:
200 g di cioccolato bianco
12-15 g di gelatina in fogli
250 ml di panna fresca
3 tuorli
80 g di zucchero a velo

Per la guarnizione:
scaglie di cioccolato bianco e fondente

Per la mousse di fondente fate fondere a bagnomaria il cioccolato spezzattato con 120 g di burro e lo zucchero e amalgamate con una spatola. Su un altro bagnomaria montate le uova con le fruste finché diventano spumose e unite un cucchiaio di mandorle tritate. Fuori dal fuoco incorporate la crema di cioccolato. Imburrate un cerchio di metallo di 22 cm con il burro rimasto, cospargetelo con le mandorle rimaste e posatelo su una placca coperta con la carta da forno.
Riempite con la mousse scura e cuocete in forno a 180° per 30 minuti. Fate raffreddare, sfilate il cerchio e posate la torta rovesciata su un tagliere protetto con la carta da forno. Adattate un anello di acciaio alto a dimensione variabile al dolce e trasferite in frigorifero.

Per la mousse bianca fondete a bagnomaria il cioccolato spezzettato. Intanto ammorbidite la gelatina in acqua, strizzatela, scioglietela con 2 cucchiai di panna e lasciatela intiepidire. Montate i tuorli con lo zucchero a velo, incorporate la gelatina e il cioccolato fuso. Unite la panna rimasta montata e versate nell'anello sulla mousse cotta.
Tenete la marquise in frigo per almeno 6 ore. Aprite l'anello, fatela scivolare sul piatto di portata e cospargetela con le scaglie di cioccolato bianco e fondente. Servite!

p.s.: come spesso accade nel mio blog, la decorazione del dolce lascia un po’ a desiderare, ma quando si tratta di “eventi importanti” tra le mille cose da gestire puntualmente a 5 minuti dall’arrivo degli ospiti mi accorgo che non ho decorato la torta.
Però posso assicurarvi che se l’occhio non ha avuto la sua parte beh!.......la gola……..sssi!!!

p.p.s.: non riesco a commentare su molti blog come se google non risconoscesse il mio account addirittura non mi fa rispondere ai vostri commenti nel mio stesso blog! È successo anche a qualcun'altra/o? Si accettanto consigli e suggerimenti!!!

giovedì 14 luglio 2011

tanti confetti decorati............


Fa quasi freddo, ma è perché mi sono svegliata presto, il profumo del caffè ed uno sguardo ai tetti di Firenze, Firenze! Tra qualche giorno sarà soltanto un ricordo, poi ci sarà un’altra casa. In provincia di Pisa stavolta. Sembra ieri ed invece è trascorso già un anno. Sono arrivata qui con il pancione per rifugiarmi tra le braccia della mia mamma, ne avevo bisogno, troppa la paura durante le corse al pronto soccorso e grande il terrore di non veder mai fiorire il fiore che era sbocciato in me…..ed invece Barbara oggi ha 5 mesi, li ha compiuti qualche giorno fa. Ha i miei occhi, ma solo quelli fortunatamente per il resto come mi sento ripetere continuamente: "è tutta il su’ babbo!" E nel giorno del compleanno del suo papà è stata battezzata anche se era di lunedì, una cerimonia semplice madrina zia Palmira, una merenda-cena sul Monte Morello, la torta in comune con il papà e tanti confetti decorati…..

Per l’occasione ho chiesto aiuto alla
migliore purtroppo l’ho fatto in ritardo (causa computer fuori uso da prima di natale) e quindi mucchina non ha potuto aiutarmi. Quindi se vi servono confetti decorati rivolgetevi a lei con largo anticipo e se proprio non può seguite almeno la sua ricetta di Pasta di zucchero. La mia (dalle origini sconosciute) tendeva a seccarsi troppo ed ogni tanto dovevo aggiungere un pezzetto di burro. La sua, invece, già lo prevede quindi se non volete sbagliare affidatevi a lei. Per il resto, ricetta della pdz a parte, i miei confetti non sono neanche lontani parenti dei suoi visti qui, ma ho fatto quel che ho potuto!!! ; ) ma conto di specializzarmi ad uno dei suoi corsi. Perciò aiutatemi a fargliene organizzare uno a Pisa ;-)

lunedì 13 dicembre 2010

Torta saracena ed un grande dilemma!


Allora… dove eravamo rimasti? Ah! Si, alla torta per la mia mamma ed al “grande annuncio”. Nel frattempo ci sono stati “soltanto” un trasloco ed il trasferimento momentaneo in un’altra città per poter beneficiare delle attenzioni della mamma e delle sorelline nonché della compagnia dell’amato autore dei fatti di cui sopra.
“L’attesa” nel frattempo è andata avanti, purtroppo non sempre senza problemi, anzi! Quindi è giunto anche il momento di affrontare l’argomento di grande responsabilità: il nome!
Premesso che amiamo i nomi italiani, semplici e possibilmente con una storia di famiglia abbiamo valutato prima i nomi delle nonne ma Angela e Gesualda purtroppo non ci hanno proprio convinto! Siamo passati quindi alle bisnonne e qui è meglio lasciar perdere, mettiamoci pure che il nome di una bisnonna è anche il nome di una zia e che il nome in questione è Palmira! Che il nome di un’altra bisnonna corrisponde ad uno dei miei nomi: Michela (questa soluzione proposta e sostenuta a gran voce da mia suocera). Rimanevano: Antonella, Francesca o Serena.
Poi un giorno ho un lampo di genio! “Il papà si chiama Luca e se la chiamassi Luna?” sembrerebbe che si chiami come il papà (che è una cosa che mi sarebbe tanto piaciuto fare ma Luca mal si presta) nessuno ha parlato ma mi è bastato leggere le varie espressioni sui volti degli interpellati per farmi cambiare idea o meglio per farmela accantonare completamente!
Poi il papà ha proposto Giulia e qui è bastata la mia di espressione e le statistiche che lo collocano al primo posto tra i nomi più usati negli ultimi anni a bocciare questa possibilità!
In tutte queste nostre elucubrazioni però, ogni volta che pronunciavo un nome seguito ovviamente dal cognome il più bello in assoluto per me restava e resta tutt’ora: Barbara! Che non c’entra niente con tutto quello detto sin’ora. Ma prima ancora di incontrare Luca mi ritrovai un giorno a pensare che se avessi avuto una figlia mi sarebbe piaciuto tanto chiamarla Barbara e per quanto io abbia valutato e continui a valutare altri nomi Barbara mi sembra il più bello in assoluto. Aristocratico, di classe con un vago sentore di nobiltà. Sto esagerando? Ok! Va bene! Allora ditemi cosa ne pensate di Alessandra!

A voi il mio grande dilemma: Barbara o Alessandra?

Torta saracena
• 100 g di farina di grano saraceno
• 100 g di farina di riso
• 100 g di nocciole tostate
• 140 g di mandorle non pelate
• 240 g di zucchero di canna scuro
• 200 g di burro
• 3 uova

Ridurre in polvere le nocciole tostate e le mandorle non pelate. In una capiente ciotola miscelare le farine, le mandorle e le nocciole ridotte in polvere.
In un’altra ciotola montare lo zucchero con il burro sino a quando non diventano gonfi e spumosi aggiungere quindi a cucchiaiate la miscela di polveri e man mano che l’impasto si inspessisce incorporare uno alla volta le uova.
Quando tutti gli ingredienti si sono ben amalgamati versare l’impasto in uno stampo imburrato ed infornare in forno già caldo a 180° dopo circa 30 minuti fare la prova stecchino se risulta asciutto spegnere il forno e lasciarvi la torta per 5 minuti scarsi non di più. Quindi sfornare, lasciare intiepidire e sformare.

Attenzione!
comunicazione antiplagio:
questa torta è frutto di una mia elaborazione e pertanto se qualcun altro oltre me dalla data di pubblicazione di questo post se ne assume la paternità commette reato secondo le regole di questo blog e non solo!!!

venerdì 15 ottobre 2010

un giorno di primavera.....



Un giorno di primavera mi accorsi che in me era sbocciato il fiore più bello

Allora ho fatto questo torta che voleva essere un cesto di rose, rose bianche, simbolo di candore, e sono corsa dalla mia mamma a Firenze. Lei ha pensato che ero li per festeggiare il suo compleanno e che la torta fosse la sua torta di compleanno, gliel’ho lasciato credere. Tutti hanno pensato la stessa cosa, io e Luca siamo stati bravi, per l'occasione siamo riusciti persino a trascinare i suoi genitori a Firenze. Poi è arrivato il momento della torta e rivolta alla mia mamma ho detto “scusa mamma, ti ho fatto la torta ma non sono riuscita a prenderti il regalo, però io e Luca l’abbiamo prenotato, è pronto a gennaio!” senza aggiungere altro lei ha capito, mi ha sorriso ed io ho cominciato a piangere mentre Luca dolcemente mi accarezzava e con tutta la gioia che solo chi ha già provato conosce sono riuscita a dire: “si mamma, sono incinta!”
Rivivere quel momento mi fa sempre un certo effetto, non dimenticherò mai lo sguardo di mia madre e le lacrime delle mie sorelle una mentre stringeva a se il suo fagottino nato da un mese l’altra mentre mi abbracciava forte, ma soprattutto l’abbraccio tra le lacrime di gioia della mamma di Luca al suo cucciolo……….

p.s.: è una bimba!

Mud cake
• 185 g di burro
• 185 g di zucchero di canna
• 125 g di zucchero
• 60 g di cioccolato fondente fuso
• 30 g di panna
• 1 puntina di cucchiaino di bicarbonato
• Un pizzico di sale
• Pavesini per il bordo
Mescolare farina, cacao, bicarbonato e sale e tenerli da parte.
Sciogliere il cioccolato e la vanillina nella panna calda e lasciare raffreddare. Nel frattempo montare con i due tipi di zucchero il burro ammorbidito a temperatura ambiente. Quando sarà chiaro e spumoso aggiungere il cioccolato fuso nella panna. Aggiungere quindi un ovo alla volta ed a cucchiaiate la miscela di farina, cacao ecc..
Versare il composto in uno stampo imburrato ed infarinato ed infornare in forno già caldo a 180° per circa 30 minuti. Vale sempre la prova stecchino.

Pasta di zucchero
• 450 di zucchero a velo
• 70g di miele
• 6g di gelatina in fogli
• 30g di acqua
• 16g di burro
Versare lo zucchero a velo in una ciotola e mescolare con le fruste per togliere eventuali grumi.
Ammorbidire i fogli di gelatina nei 30 g di acqua poi scioglierli a bagnomaria ed
aggiungere il miele, poi il burro e mescolare fino a far amalgamare tutti gli ingredienti ma senza far bollire.
versare il composto sullo zucchero e mescolare con le fruste fino a quanto non sia tutto ben amalgamato fino a formare una palla morbida e malleabile.
A questo punto trasferire sulla spianatoia e lavorare con le mani e se necessario, aggiungere un po’ zucchero.
Ottenuta la consistenza desiderata procedere alla realizzazione delle decorazioni.

p.p.s.: perdonatemi per la foto, ma con tutta quell'emozione proprio non sono riuscita a fare una foto migliore!

martedì 27 luglio 2010

sogno soffice al caffè


Ed eccomi qua! Anzi, arieccomi. Quanti di voi hanno pensato, sfregandosi le mani, “Haaa! Finalmente ce la siamo tolta dai piedi quella pazza scatenata che fa cucinare due poveri gattini!” e invece no, i miei gattini continuano a cucinare, ed io a pubblicare tutto sul “loro” blog.
Lo so, lo so qualche spiegazione ve la devo, avete ragione, sarò ben lieta di darvela ma non in questo post…………
Per ora vi lascio alla meraviglia che Martino ha realizzato per il compleanno di Luca, un cheese cake non cheese cake, una torta non torta insomma, un dolce davvero molto particolare dal delicato aroma di caffè esaltato dal croccante delle noci e la scioglievolezza della panna e della cioccolata.

Nota importantissima:
La pigrizia di Martino e le mille altre cose da fare per l’organizzazione del “party” in onore di Luca, ci hanno fatto arrivare all’ora X con la torta montata ma non decorata e siccome era tardi, ma che dico tardi, di più! Pur avendo comprato tutto l’occorrente per fare la torta uguale-uguale a quella del giornale non ci siamo riusciti e così l’abbiamo decorata alla meno peggio (più più che meno) e per rendere giustizia a questo dolce che merita davvero vi pubblico la foto della torta fatta da noi (che vi farebbe desistere immediatamente ) e la foto della pagina del giornale (che vi fa subito ricredere!).
Lo so: È tutta n’altra cosa!!!!!!!!!



N.B.: questa è la pagina del giornale fotografata da me, NON è la torta che ha fatto Martino!

Il
giornale dove abbiamo attinto è uno dei più autorevoli e la chiama così:

sogno soffice al caffè

per la base:

4 uova

180 g di zucchero

Una presa di sale

Una presa di cannella

50 g di burro

50 g di farina

150 g di granella di noci


Per la crema:

600 ml di panna fresca

120 g di zucchero

125 ml di caffè leggero

Una fialetta di vaniglia

12 g di fogli di gelatina

Per la decorazione:

200 ml di panna

Una dozzina di gherigli di noci

Riccioli di cioccolato

Foglio d’oro alimentare

Come si prepara
Pesate il burro e lasciatelo ammorbidire a temperatura ambiente. Intanto in una terrina mescolate le uova, il sale e la cannella, unitevi lo zucchero e sbattete il composto con le fruste elettriche finché risulti soffice e spumoso (occorreranno almeno 5 minuti). Nel frattempo mescolate la farina con la granella di noci. Incorporate a cucchiaiate il composto di noci e farina al composto di uova fino ad esaurimento e infine unite il burro ammorbidito. Amalgamate ancora per qualche minuto per ottenere un composto omogeneo che verserete in uno stampo a cerniera da 22 cm di diametro rivestito con un foglio di carta da forno. Mettete la base in forno a 180° per circa 30 min o fino a quando non supera la prova stecchino, quindi toglietela dal forno e fate raffreddare completamente.
Preparate nel frattempo la crema
Preparate una macchinetta di caffè da tre tazze
Disponete i fogli di gelatina ad ammorbidire in acqua fredda per una decina di minuti. Versate il caffè in una casseruola e portatelo al limite del bollore quindi toglietelo dal fuoco e fatevi sciogliere la gelatina prima ben strizzata. Versate la panna in un’altra casseruola, unitevi lo zucchero e l’essenza di vaniglia e portate ad ebollizione mescolando ogni tanto finché non sentirete più i granelli di zucchero sotto il cucchiaio. Incorporate il composto di caffè a quello di panna e filtrate il tutto direttamente in uno stampo da 22 cm di diametro. Mettete in frigo a rassodare almeno un paio d’ore.
Trascorso il tempo necessario riprendete lo stampo con la crema rassodata e capovolgetelo sulla base della torta.
Decorate con ciuffi di panna, un gheriglio di noce per ogni ciuffo, riccioli di cioccolato e spruzzate con pezzettini di foglio d’oro.


Suggerimento:
se non avete due stampi dello stesso diametro (rigorosamente a cerniera e con il fondo) utilizzate, organizzandovi un po’, lo stesso stampo sia per la crema che per la base. NON cercate di utilizzare per la crema uno di quegli anelli regolabili ma senza fondo semplicemente poggiato su un piatto rischiate di rimanere senza crema in quanto all’inizio è molto ma molto liquida e proprio non ne vuole sapere di restare nello stampo senza fondo!

martedì 18 maggio 2010

NUNZIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM




Il 7 maggio a Firenze è nata la mia prima nipotina!!!

Un mese prima del previsto ha spalancato le porte della sua vita.

Per lei ho pianto, corso, sperato, temuto. Ma lei è stata più forte di me.

L’ho amata subito, ancor prima che nascesse e quando è nata è diventata parte di me.

Lei che non si è fatta attendere ora è l’apice dei miei pensieri e fonte della mia felicità…….

Non immaginavo che la gioia di diventare zia fosse grande quasi quanto la gioia di diventare mamma!

Brava Antonella, sei stata meravigliosa…..

Grazie Luca…..




.....mi permetto, una prima e molto probabilmente ultima,


intrusione in questo incantato contesto virtuale


ideato da ele (nonchè neo zia) per ringraziare Antonella e Luca


per questo magnifico dono tanto desiderato e per avermi reso partecipe


di alcuni momenti molto belli in qualità di "zio"......


Luca

venerdì 30 aprile 2010

Minestra d’orzo


Prima che arrivi il grande caldo e speriamo arrivi presto, cerco di consumare quegli alimenti che giacciono in dispensa e che giacerebbero sino all’autunno senza un tempestivo intervento, tra questi c’era l’orzo perlato, che amo molto, ma ogni cosa ha il suo tempo, dopo è una nota stonata. Come sempre ho chiesto consiglio ad Alice che come sempre mi ha trovato la soluzione. L’aria di sera è ancora fresca e certe minestre possiamo ancora concedercele grazie anche alla pentola a pressione che tutto (non esageriamo!) semplifica, metteteci una sera con mezz’ora “libera” una pioggia che cade noiosa ed esce fuori questa morbida zuppa che ancora ci può scaldare sulla tovaglietta scovata nel giardino della Minerva.

100 g di orzo perlato
30 g di burro
50 g di speck
Due cucchiai di olio
Una cipolla
Uno spicchio d’aglio
Una carota
3 patate medie
Un rametto di rosmarino
Un dado
Un cucchiaio di grana grattugiato
Sale
pepe

Sciacquate l’orzo con un getto d’acqua fresca. Pulite, sbucciate e tagliate a dadini piccoli tutte le verdure e lo speck. Tritate gli aghi di rosmarino. Nella pentola a pressione fate fondere olio e burro, unite lo speck e dopo pochi minuti tutte le verdure e gli aromi. Lasciate insaporire, mescolando di tanto in tanto, quindi aggiungete un litro e un quarto di acqua, il dado e l’orzo. Chiudete la pentola e all’inizio del sibilo, abbassate la fiamma e continuate la cottura per 30 minuti. Regolate di sale unite un’abbondante macinata di pepe e spolverizzate col grana.

giovedì 29 aprile 2010

Purè di carote


Avevo in frigo un vassoio di carote che chiedeva pietà prima di passare allo stadio successivo, fortunatamente di libri e giornaletti di cucina in casa ce ne sono a iosa, così Alice ha sfogliato e sfogliato fino a quando ha scorto un trafiletto con questa ricetta. Può essere considerato un contorno o un piatto unico arricchito con un cucchiaio di funghi trifolati e/o con dei tocchetti di pane abbrustolito. Io l’ho mangiato a cena così come lo vedete nella foto e devo dire che mi è piaciuto molto. Le patate bilanciano il gusto un po’ dolce delle carote e danno consistenza alla preparazione.
250 g di carote
Un po’ di cipolla
2 patate medie
Due cucchiai di olio
20 g di burro
Un cucchiaio di grana grattugiato

Lessate le patate sbucciate e tagliate a dadi. Nel frattempo lavate e raschiate le carote, tagliatele a rondelle sottili e rosolatele nell’olio caldo dove avrete fatto appassire la cipolla, salate o insaporite con un dado. Coprite e fate cuocere per 20 minuti mescolando di tanto in tanto. Quando le carote saranno cotte unite le patate e frullate tutto con il mini pimer. Unite il burro ed il grana e mescolate. Distribuite nelle ciotoline e servite.
Se la preparazione dovesse risultare troppo liquida fate asciugare un po’ sul fuoco mescolando.

martedì 27 aprile 2010

La cucina di Alice e Martino

Ovviamente questo post nasce per partecipare all’iniziativa di fragola e limone


Ecco la mia cucina!



Allora cominciamo:
Questa cucina è stata comprata a puntate, prima il blocco fuochi lavello frigo ecc. poi (qualche anno dopo) la credenza ed il banco, gli accessori (mensola e sgabelli) sono un regalo di Luca e mia sorella Palmy. Scelsi questa soluzione valutata mooolto attentamente perché data la forma stretta e lunga non si presta per il pranzo, infatti al massimo ci si sta in due e con un tavolo tradizionale le cose certo non sarebbero cambiate così, optai per questo banco con i cassetti , infatti i “piedi” nascondono due cassetti. In uno ci sono i detersivi che mi servono in cucina nell’altro le spezie, l’olio, l’aceto ecc. la televisioncina nell’angolo non ci sta granché bene, ma me la sono fatta regalare apposta da mia sorella Anto, mi tiene tanta compagnia soprattutto mentre “pastrocchio”.
Nell’acquisto ho commesso un paio di errori imperdonabili, siccome ero single, non presi in considerazione l’acquisto della lavastoviglie oggi mi pento amaramente di questa leggerezza! E poi la colorazione. Volevo dare una nota di colore ad un ambiente immacolato e scelsi questo giallino, non mi ha stancata a dire il vero, però se dovessi fare ora questa scelta la prenderei “avorio” si intonerebbe decisamente meglio. Per il resto c’era poco da scegliere avevo soltanto due pareti una di fronte all’altra che non consentivano alcun movimento particolare, angoli, penisole ecc.
Un’altra cosa che proprio non mi piace sono gli infissi rossi, purtroppo erano di capitolato e ce li siamo dovuti tenere così, pazienza!
Il mio sogno è una cucina grande con una soluzione di mobili angolare, con una bella penisola o addirittura isola ed il tavolo per mangiare in intimità, poi per gli ospiti un grande, luminoso ed accogliente soggiorno. d’altronde a scuola mi hanno insegnato che quando è possibile è meglio tenere la cucina separata dal soggiorno/pranzo ma erano altri tempi ora le case hanno tutte l’ingresso nel soggiorno con angolo cottura!


il banco



la zona operativa



particolare

Torta all’uva fragola

  Una scatola preparata con cura, l’affetto si percepisce, lo conosco da sempre. Tanta uva fragola. Guardo quei grappoli e penso che quell’u...