venerdì 16 dicembre 2011

purciddhuzzi


Si narra nella storia della mia vita che una me treenne, molto prossima ai quattro anni, si addormentò a casa di una lontanta parente (tanto lontana da non essere quasi parente) durante la preparazione dei “purciddhuzzi” ancora oggi quando la stessa parente mi incontra chiede a mia madre “è lei quella che si addormentò mentre facevamo i purciddhuzzi?” mia madre annuisce allora la parente mi chiede “ti ricordi?” mi viene da dirle “cara parente, ma ti pare? È passato tanto di quel tempo che non so nemmeno se li ho mai avuti tre anni ed ammesso chi io li abbia avuti anche se abbondanti, dato che era dicembre ed io sono nata a febbraio, visto che dormivo posso mai ricordare??? Mah!!!” che ci facevo dalla parente?  Giusto la domanda nasce spontanea! A Casarano (per chi non lo sapesse ma sono in pochi: in provincia di Lecce) funziona così: nel periodo di Natale come in ogni paese esiste il dolce tipico natalizio ed a Casarano appunto, sono i purciddhuzzi molto simili per foggia agli struffoli napoletani ma totalmente diversi nell’impasto. Orbene! Cosa accade in questo periodo a Casarano? Che tutte le massaie ligie alla tradizione si organizzano per la preparazione che è un vero e proprio rito (bellissimo) facendo ricorso al parentado al vicinato ed anche alle comari che a turno, accompagnate da pargoli di tutte le età, si scambiano il favore di prestare la propria opera nella preparazione dei purciddhuzzi. Questo è quanto accadeva “ai miei tempi” probabilmente oggi l’organizzazione è diversa ma la bontà dei purciddhuzzi resta invariata ed allora divulghiamo la ricetta!!!

Mezzo kg. di farina “00”,
100 gr di olio di oliva di quello buono,
1 uovo,
100 gr di vino bianco,
la buccia grattugiata di 2 arance piccole o di una grande,
100 ml di succo d’arancia
1 bustina di lievito per dolci.
olio di semi di arachide
Per decorare
miele, confettini colorati ed argentati, cannella e pinoli q.b.

anticamente si versava la farina a fontana sulla spianatoia (tavolomadia) gli ingredienti liquidi nel “cratere” della “fontana” e si impastava. Io mi sono adeguata ai tempi ed ho usato la planetaria, non me ne vogliano le mie “ave”
dunque:
ho versato la farina nella ciotola della planetaria ho avviato ed ho unito in sequenza gli ingredienti liquidi. L’uovo, il vino bianco, il succo e la buccia grattugiata dell’arancia ed infine il lievito per dolci. Ho fatto andare la planetaria sino a quando l’impasto non è risultato morbido ma compatto da poterlo lavorare con le mani quindi ho proceduto alla lavorazione vera e propria dei purcidduzzi. Si tagliano dei piccoli pezzi dall’impasto e si formano tanti “serpentelli”  dal diametro di circa un centimetro da cui si staccano dei tocchetti di un centimetro e mezzo al massimo due. Poi questi tocchetti si passano su una superficie ruvida come si fa per gli gnocchi di patate, si può usare la forchetta, l’apposito attrezzino in legno o il retro di una grattugia per il formaggio. Io ho usato appunto il retro di una grattugina media che uso a volte per il formaggio a volte per la noce moscata. Una volta terminata l’operazione di “incavatura” ho fritto i purciddhuzzi in abbondante olio di semi di arachide sino a doratura.
In una pentola media ho sciolto il miele e vi ho calato a manciate i purciddhuzzi fritti sino a completa “glassatura”. Li ho scolati con la schiumarola ho composto i vari piattini; infine li ho cosparsi con confettini colorati ed argentati e spolverati con la cannella sbriciolata direttamente dalla stecca.